L’Istituto Svedese di Studi Classici a Roma è la più grande istituzione di ricerca svedese all’estero. Il suo consiglio di amministrazione, il cui presidente è nominato dal Governo svedese, ha sede a Stoccolma. Le attività dell’istituto vengono finanziate da un contributo, con cadenza annuale, del Ministero svedese della ricerca e dell’università. Questo contributo copre i costi di locazione della sede in viaOmero, di proprietà di Statens Fastighetsverk (genio civile ), del personale, dei corsi e di altre spese di base, ma l’istituto dipende anche, in gran parte, da donazioni private. In particolare, i progetti coordinati dall’istituto e condotti da ricercatori ad esso legati sono spesso finanziati dall’esterno, grazie alla generosità di fondazioni quali Vetenskapsrådet (Consiglio delle ricerche), Riksbankens Jubileumsfond (Fondazione della Banca di Svezia), Vitterhetsakademien (Accademia di lettere, storia, antichità), Fondazione Famiglia Rausing e altri enti svedesi.

L’atto di fondazione dell’istituto fu firmato al Palazzo Reale di Stoccolma l’8 maggio 1925, per iniziativa, tra gli altri, del principe ereditario Gustavo Adolfo, che divenne il primo presidente del nuovo organo di ricerca. Scopo principale dell’istituto era la promozione delle scienze dell’antichità ma anche “servire l’interesse della ricerca umanistica e dell’Arte”, come recita lo Statuto. L’attività a Roma fu iniziata il 1 febbraio 1926 dal primo direttore Axel Boëthius, in un appartamento in via del Boschetto, nel quartiere Monti: il principe ereditario fu presente all’inaugurazione. Quello stesso anno si svolse il primo corso di archeologia classica per studenti di università svedesi. Il corso, inserito nel sistema universitario svedese, si svolge tuttora annualmente, costituendo un momento fondamentale nella formazione di archeologi e storici svedesi. Nel 1928 l’istituto trasferì la propria sede a Palazzo Brancaccio ma anche questi nuovi locali si rivelarono presto insufficienti. Grazie a un generoso contributo della fondazione Knut och Alice Wallenberg Stiftelse fu possibile costruire un nuovo edificio, disegnato dal noto architetto svedese Ivar Tengbom, tra il 1938 e il 1940, a via Omero, a ridosso di Villa Borghese.
La sede di via del Boschetto 1926-1928              Nel 1928 l'istituto si trasferisce a Palazzo Brancaccio, in via Merulana              L'edificio di via Omero (attuale sede dell'istituto) che il 16 giugno 2020 ha compiuto 80 anni

Questo edificio è tuttora la sede dell’istituto. La collaborazione internazionale ha costituto sin dall’inizio una priorità per l’Istituto Svedese di Studi Classici, che fu tra i fondatori dell’Unione Internazionale degli Istituti di Archeologia, Storia e Storia dell’Arte in Roma, che dal 1946 riunisce circa 30 istituti stranieri e italiani attivi aLa biblioteca dell’istituto, con un fondo di circa 70.000 volumi, è specializzata nelle discipline di interesse dell’istituto: archeologia classica, storia antica, storia dell’arte e dell’architettura e filologia classica Roma nell’ambito di queste discipline. L’istituto è anche membro dell’Associazione Internazionale di Archeologia Classica (AIAC), fondata a maggio 1945 proprio presso l’istituto Svedese. L’allora direttore dell’Istituto, Erik Sjöqvist, ebbe un ruolo determinante nella creazione di entrambe le associazioni, dimostrando in questo modo il suo personale impegno, nonché quello dell’istituto, a favore della collaborazione scientifica internazionale nella nuova Europa, che iniziava a prendere forma dopo la fine del secondo conflitto mondiale.

Il principe ereditario Gustavo Adolfo mantenne la presidenza dell’istituto per 25 anni, fino alla sua ascesa al trono come Gustavo VI Adolfo nel 1950. Anche da monarca, però, continuò a sostenere l’istituto, partecipando, tra l’atro, alle grandi campagne di scavo a San Giovenale e Acquarossa, di cui fu una delle colonne portanti, dal 1950 agli anni ’70. Non fu un caso, dunque, che egli in Italia fosse definito “Il Re Archeologo”! La presenza e il sostegno del Re agli scavi in Etruria hanno rappresentato un enorme privilegio per l’istituto, i cui vantaggi sono tuttora apprezzabili.

Princen                Re Gustavo VI Adolfo                Il Re Archeologo sul campo

 

Testo di Kristian Göransson (traduzione Stefania Renzetti)